Gazzettino cronaca di Padova

Domenica, 18 Dicembre 2005

Gazzettino cronaca di Padova

"Ho scritto un libro sulla mia esperienza - dice l'autore - come un atto d'amore verso gli amici e quei genitori che hanno accompagnato i figli al cimitero"

Una "carriera" da tossico e sieropositivo

All'Mpx, davanti a 550 studenti, Gigi Dal Bon racconta la sua vita: vinta la droga, lotta da 20 anni con l'Aids

"L'unico sballo da perseguire è la cultura, questo è il solo bene che ti riempie la vita". Lui la sua l'ha imbottita di altro. "Il solito rituale, eroina mista ad acqua, una goccia di limone, adagiata sul cucchiaino, il fuoco che scioglie tutto, l'odore forte della roba che sale al naso e in pancia, filtri tutto con la siringa, ti prepari la vena ed ecco il vizio clandestino". Un vizio che lo ha attanagliato per 17 anni, dal 1978 al '95, poi la catarsi, la rinascita come animatore de "I ragazzi della Panchina", l'impegno a portare la sua testimonianza tra i giovani, nelle scuole. Come ex tossico e come sieropositivo. Da vent'anni.

"Pensavo di non riuscire a vedere i Mondiali di calcio del Novanta, neppure sognavo di brindare al capodanno del Duemila. Invece sono qui. Un riscatto? Non so, ma so che sono uscito dalla droga e l'Aids lo combatto. Non rinnego niente, chi può giudicare se una vita è stata spesa bene o male? Non ho rimpianti. Ora vivo e mi basta". Le parole di Gigi Dal Bon, quarantacinquenne di Cordenons (Pordenone) autore di "Karica vitale - carriera di un tossico" (edizioni Biblioteca dell'Immagine) ieri mattina hanno tenuto incollati all'MPX oltre 550 studenti di 14 istituti superiori della città. L'iniziativa, promossa dal settore comunale Servizi sociali diretto da Lorenzo Panizzolo nell'ambito della campagna di prevenzione alle dipendenze, ha colpito nel segno. La fisarmonica di Miranda Cortes ha fatto da sfondo alle parole del sociologo Claudio Cippitelli ("quella di Gigi non è solo la storia di un individuo ma di una generazione intera") e dell'attore Pierantonio Rizzato che di "Karica vitale" ha letto alcuni passi.

"L'autoironia mi ha salvato la vita: il sottotitolo del libro è 'carriera di un tossico' perchè se in questa società non fai carriera non sei nessuno. Ho voluto scrivere un libro - ha spiegato Dal Bon alla giovane platea - come atto d'amore nei confronti degli amici, dei tanti genitori che hanno accompagnato la bara dei propri figli al cimitero. Passandomi le mani sul volto sento le rughe, guardandomi allo specchio vedo i segni della malattia. Io e lei conviviamo da vent'anni, di strada insieme ne abbiamo fatta tanta grazie alle terapie, all'amore e alla buona stella che mi ha accompagnato. Ora è finito il tempo dei bilanci, sono pacificato, gli ultimi esami sono buoni".

Era appena maggiorenne Gigi, quando sprofondò nel mondo dell'eroina. "Rispetto alle altre persone io giravo su altre euforie: la mia storia non l'avrei mai immaginata così, alla deriva. Mi sono perso dentro le cronache dei Sert, degli ospedali, delle galere con addosso il marchio di chi si è castrato la vita, subendo anche la condanna alla sieropositività. Non ho scuse, che scuse volete che trovi? Ero immaturo, non sapevo. Nessun pazzo o vigliacco si cerca o si merita questa malattia, per sempre contagiosa e solitaria".

Il libro, intenso, forte, vero, a tratti bruciante e dissacrante, è un pugno sullo stomaco, ma anche un motivo di speranza. Tra i ragazzi non ha invece riscosso il successo che ci si aspettava lo spot "L'alcol ti toglie di mezzo", per la regia di Rodolfo Bisatti. Pressochè unanime la critica degli studenti presenti alla sua prima proiezione in pubblico: "messaggio troppo blando per lasciare il segno".

Federica Cappellato


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