Vita tossica dello scrittore e di quelli della "panka"

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Edizione 192 del 29-08-2005

Vita tossica dello scrittore e di quelli della "panka"

di Dario Cella

"L'ago scivola dentro facilmente, ritrai lo stantuffo per vedere se sei in vena, un rivolo di sangue entra nella siringa, ci sei..." Queste parole che sembrano tratte dal film cult Trainspotting, sono invece dello scrittore Gigi Dal Bon e sono parole che spesso hanno accompagnato la sua vita.

Gigi ha vissuto la sua giovinezza alla fine degli anni '70, momento dell'anarchia, dei punk, dei Sex Pistols e dei suoi amati Joy Division. Questa è stata anche la stagione della droga, non più le sostanze che "aprono la mente", provocano visioni di tutti i tipi, per dirla breve non più il tempo dell'LSD e dei fricchettoni, ma dell'eroina. Lo scrittore, come tanti ragazzi, fuma spinelli e qualche volta, dico qualche volta si fa uno "schizzo", una pera di eroina, che a quell'epoca non era un vizio ma un segno dei tempi.

Va per il mondo, fa il cameriere ad Amsterdam, poi zingarate tra Francia e Spagna con amici poi persi, poi ritrovati. A venticinque anni, nel periodo più nero dell'AIDS, quando anche i cantanti più in voga si infettano, si scopre sieropositivo, è il marchio, il bollo che fa il diverso, forse prossimo alla morte. Come rispondere? Diventa un tossico, un vero tossico, uno che si buca più volte al giorno, senza più famiglia né lavoro, con la sola idea in testa di farsi uno schizzo. Ed è attorno ad una panchina a Pordenone, la sua città, che si forma un giro di tossici, spesso sieropositivi.

Inizia una non vita con la sola idea dell'ago e della morte, per quasi dieci anni vicino a Gigi passano persone di tutti i tipi, i ragazzi della panchina. A circa 35 anni Gigi Dal Bon smette di drogarsi, si impegna con l'attività della "panka" e si riprende il suo tempo. Ecco allora che la grande idea e speranza di creare un centro di vita e d'aiuto diventa realtà con l'incontro dei ragazzi con il poeta Zanzotto e presto, nonostante l'ostracismo dei politici di destra, con il sostegno concreto di Livia Turco.

Altro incontro importante per la piccola comunità è stato quello con lo scrittore Pino Roveredo, anche lui con le sue storie di emarginazione e tristezza, che convince Dal Bon a farsi scrittore del suo diario: "Karica vitale" edito quest'anno dalle Edizioni Biblioteca dell'Immagine di Pordenone. Inizia anche una collaborazione tra quelli della panka e la Compagnia Instabile di Trieste e i sofferenti si fanno con grande emozione attori.

La fine che a venticinque anni sembrava così vicina, negli ultimi anni si è rivelata sempre più lontana, ma è proprio quando l'ha sentita più vicina, la fine, che Dal Bon ha ripreso a vivere intensamente.


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